Batteriosi corrosione pinne
Questa è una delle malattie acquariofile più diffuse negli acquari non solo dei neofiti ma anche degli acquariofili più esperti e se non presa in tempo potrebbe portare conseguenze più serie, come lo dice la stessa parola questa malattia è scatenata dall’azione di alcuni batteri che prendono il sopravvento del pesce a seguito di una debilitazione dello stesso causata magari per diversi motivi che può andare da una cattiva gestione della vasca a variazioni chimico-fisiche dell’ambiente in cui viene allevato.
Per quanto riguarda il batterio o i batteri responsabili non se ne sa molto perché sui risultati dei raschiati sulle zone colpite e dalle analisi successive si riscontrano diversi tipi di batteri e non si ha la certezza di quali siano quelli che hanno una incisività maggiore sulla malattia, tanto è vero che si trattano i pesci con medicinali a largo spettro. Ad ogni modo hanno una maggiore rilevanza i batteri chiamati Pseudomonas, Aeromonas ed i Vibrio tutti a forma di bastoncini allungati.
Come già detto basta un semplice scompenso biologico per scatenare una batteriosi, esistono diverse malattie più invasive scaturite dalla batteriosi ma Quella dello sfrangiamento delle pinne è il più diffuso nei nostri acquari questo può avvenire per attacco diretto o indiretto :
– diretto quando il batterio attacca le pinne che risultano essere la parte più vulnerabile e meno protetta della cute e quindi la sua azione erosiva tende a consumarle
– indiretto quando l’azione batterica si manifesta a seguito di ferite o lacerazioni dovute a battaglie in vasca o a sfregamenti verso ornamenti interni.
In entrambi i casi quello che si manifesta è una continua e veloce diminuzione della dimensione della pinna con evidente sfrangiamento ed erosione con esposizione di zone biancastre o di altro colore inusuale alle normali colorazioni della zona. Meno frequente è la manifestazione anche sulla cute dove in questo caso viene attaccata la protezione esterna delle squame diventando vulnerabile, in genere si manifesta a seguito di ferite dove la cute risulta già essere compromessa. La parte delle pinne che si consuma più in fretta è la parte cartilaginea che unisce i vari raggi della pinna che ne rappresentano l’ossatura vera e propria.

Ovviamente le pinne per il pesce hanno una notevole importanza in quanto gli permette di muoversi per svolgere tutte le attività vitali che vanno dal cibarsi, nascondersi e anche scappare da probabili predatori, questa batteriosi è talmente fastidiosa che se non presa in tempo corrode tutta la pinna arrivando alla parte carnosa intaccando le terminazioni nervose portando il pesce inevitabilmente alla morte.
Delle volte capita che il pesce cerchi di autocurarsi e reagisce mordicchiandosi da se la coda cercando di eliminare i batteri in questione ma il più delle volte risulta un atteggiamento non efficace anzi danneggiano ancora di più la cartilagine tra i raggi la espone ancora di più all’azione batterica.
Per questo consiglio sempre di tenere sotto controllo e stretta osservazione i nostri amici pinnuti magari durante la consumazione del pasto o durante il nuoto perchè cosi’ facendo potremo capire lo stato di salute del pesce, qualora di dovessero notare muffette simile a cotone o alterazione cromatica sia della cute o delle pinne agire immediatamente effettuando delle classiche disinfettazioni della zona.
Questo si può effettuare ricorrendo all’utilizzo del classico sale non iodato reperibile in ogni supermercato , blu di metilene reperibile in farmacia al nome di Metiltioninio, catappa reperibile in rivenditori di acquari oppure medicinali venduti in commercio ma di certo più invasivi.
Ho letto di alcuni acquariofili che hanno curato questo problema estraendo il pesce adattandolo su di un panno umido e cospargendo la pinna di H2O2 (acqua ossigenata)facendo cura a non bagnare il corpo e con un taglierino molto affilato hanno reciso di netto la parte corrosa della pinna , io non l’ho mai praticata e non saprei se è realmente efficace.

Di seguito elenco alcune dosi derivate dall’esperienza personale:
SALE NON IODATO:
Inserire il pesce in un contenitore di 1litro circa e subito dopo 20grammi di sale non iodato che si andrà sciogliendo lentamente adattando il pesce all’acqua salmastra, osservare il pesce che non abbia respirazione accelerata o movimenti non coordinati perché se cosi’ fosse rimuoverlo immediatamente facendolo adattare all’acqua dolce e ripetere il bagno con minore quantità di sale dopo un po’ di tempo, se il pesce sarà tranquillo lasciarlo a bagno per circa 20 minuti in modo da rendere possibile l’azione del sale che è un disinfettante naturale potentissimo. Trascorso questo tempo iniziare a fare dei cambi con acqua pulita per far abituare il pesce nuovamente all’acqua dolce evitando sbalzi osmotici che gli creerebbero non pochi problemi. Una volta fatto questo ambientamento lento e completo rimetterlo in vasca. Ripetere il bagno una volta al giorno per 5 giorni.
BLU DI METILENE
Inserire il pesce in una vasca di quarantena e inserire 3ml di soluzione di blu di metilene(1gr di blu di metilene in 1litro di acqua)ogni litro di acqua, aggiungerne altri 3ml ogni litro per 3 giorni consecutivi dopodicchè cambio parziale del 50% di acqua e filtraggio con carbone attivo. In tutto il trattamento areatore a palla.
CATAPPA
Inserire il pesce in una vasca di quarantena e aggiungere una foglia di catappa sciacquata accuratamente e lasciare per 7gg
Se si ricorre all’utilizzo di medicinali attenersi rigorosamente al bugiardino, ad ogni modo possono essere usati medicinali a base di acriflavina, blu di metilene e solfato di rame, come è noto ormai in Italia la commercializzazione di medicinali per la cura dei pesci è vietata (se non solo alcuni prodotti) quindi non si ha una larga scelta in merito ed è proprio per questo che si tende ad usare dei metodi naturali ma purtroppo non sempre efficaci.
Ovviamente questa guida tende a cercare di aiutare i nostri amici pinnuti in modo celere e allo stadio iniziale della malattia, ho pensato di scrivere queste poche righe in modo da essere d’aiuto a tutti e naturalmente utilizzare un linguaggio semplice e facilmente comprensibile per non creare confusione ma avere le idee chiare su come agire tutto questo è frutto di esperienza personale e la buona riuscita naturalmente dipende dal tipo di intervento dalla celerità e soprattutto dalle condizioni del soggetto.
Per eventuale correzioni o integrazioni a tale guida non esitate a contattare me o lo staff di acquariofili.com e non esiteremo a intervenire inoltre si ringrazia Francesco Totaro per aver concesso l’utilizzo delle foto.
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Guida redatta da Ferrara Marco
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Dal lontano 1978 coltivo la passione per l’acquariofilia e dal 2005 insieme a degli amici abbiamo deciso di mettere su un portale con tante informazioni mettendo a disposizione la nostra esperienza.
Ho allevato e riprodotto tantissime specie di fauna dai ciclidi ai poecilidi,ultimamente la mia attenzione è rivolta agli anabantidi nello specie betta splendens ,allevo anche varie specie di caridine e gli immancabili scalari.
Ho una particolare attrazione per le piante coltivando anche delle essenze rare con splendidi risultati.
Le mie ottime conquiste e risultati sono frutto di prove,letture e anche dell’aiuto di altri amici che hanno condiviso con me le proprie esperienze cosa che io da tempo ho deciso di fare con chi ne ha bisogno…….
